24 Amordad, anno 1387 Yerevan
sveglia alle 13.00. Giretto per Yerevan in cerca della colazione, che abbiamo avuto il piacere di fare in un bar all’aperto con 4 poliziotti ligi nel loro lavoro (sic!) – dopo un po’ sono diventati pure in 5. Di nuovo abbiamo trovato una nuovissima strada con palazzi in costruzione nel solito stile architettonico armeno. Palazzi giganteschi in tufo, con colonne e decorazioni.
L’idea era quella di andare da un rivenditore di tappetti per fare l’afafre del secolo, ma un quiproquo con Arevik, non ci ha permesso di capire con chi dovevamo andarci, ne’ la buona Hermine ha spauto dirci chi fosse la amica di Arevik da chiamare. Morta la’.
Tornati in branda (l’eta’ e’ quella che e’) forse Titta ma non e’ chiara la dinamica, si e’ appoggiato all’angolo del letto. trovandosi in-men-che-non-si-dica a gambe all’aria, per aver fatto uscire dalle guide le stecche della rete del letto (peraltro ce ne erano 2 su 6). Visto l’inevitabile inbarazzo di trovare il proprio deretano sopra alla propria testa, Titta ha lasciatoa Checco prendere l’estrema decisione: denunciare l’accaduto o risolvere alla Mac Gyver il problema. Uso a certe situazioni ma piu’ pronto al pensiero profondo che allo sforzo fisico, Checco ha deciso di lasciare Titta risistemare la stecca all’interno delle guide (senza il menomo dubbio). Come volevasi dimostrare la stecca si e’ rotta in mano di Titta, che tra un inshallah e l’altro, ha fatto coretesemente notare a Checco che era meglio appoggiarla.
Cena in ristorante poco tipico, ma bon. Soprattutto notevole la vodka e il brandy Ararat. In attesa del viaggio purificatorio abbbaimo cercato alcol e musica (donne) in discoteca, senza fortuna e sotto la pioggia.