Archiviato in: Diario di viaggio, Iran | Tag: asilo, biblioteca, birra, coccole, cuscino, mosche Imam, parco, succhino, tappeti, tassista arabo
anno di Allah 1387, 30 Amordad, Esfahan
Dopo la colazione succulenta con vista sul fiume, secco, la giornata appariva infausta per i ben due consecutivi rifiuti di farci accedere ad una zona chiusa, prima, e al museo di Arte Decorativa, poi. In realta’ entrambe le guardie all’entrata ci hanno fatto capire che la zona era chiusa al pubblico con molta gentilezza, ma ormai abituati alle coccole della popolazione ci sentivamo gia’ un po’ tristi e abbandonati. Ma lgiornta stava per cambiare improvvisamente.
Affianco a quello chiuso abbiamo trovato il museo di Arte Moderna, dovem dopo il soito salasso di 3000 Rial (circa 0,20 euro) una famigliola di iraniani in ferie, ci ha fermato per fare una ripresa assiemme, mentre si parlava e ci si stringeva la mano. Eravamo di nuovo sulla breccia dell’onda.
Nel museo c’erano due interessanti esibizioni: una di vignette satiriche contro i soldati cristiani, e una collezione di quadri su cui spiccavano due acquerelli e delle decorazioni su vetro. Qui e’ iniziata la mission di Checco: portare a casa sani e salvi due poster dell’esibizione di vignette.
Continuando il nostro persorso culturale abbiamo visitato il palazzo reale Chehel Sotun Palace, di pregevole fattura, peccato per le solite impalcarture inutili che fermavano la vista ad almeno la meta’ degli affreschi. Comunque notevole.
Dopo il solito bibitone rinfrescante al gusto banana, per Checco, e melone, per Titta, abbiamo approcciato la moschea dell’Imam. La porta altissima che da sulla piazza, conduce su un cortile interno e alla entrata della Moschea. Lo stile era simile a quello delle altre moschee di Esfahan, con la partico9larita’ di un gioco di echi sull’Iwan rivolto alla Mecca, dove se si faceva un rumore al centro sopra ad una pietra nera, il suono echeggiava 49 volte. Fortunatamente la nostra idea di riempire la moschea di un suono petulante e’ morta sul nascere.
All’uscita, come promesso al ragazzo che ci aveva incrociato sia il giorno prima, che nel momento in cui stavamo entrando in moschea, abbaimo fatto un salto al negozio di tappeti Nomad, per un te’ e scambiare due chiacchere in spagnolo e inglese. In realta’, appena raggiunta la parte superiore del magazzino, e’ subentrato il capoccia che ci ha intrattenuti con interessanti discussioni sull’Iran. Al primo abbozzo di interesse sui tappetti e’ partita la macchina Vannamarchi che era in lui e ci siamo trovati sommersi di tappetti e offerte di vendita. Con un mezzuccio ce la siamo filata e siamo andati a mangiare nel ristorante … sbagliato. Cercavamo il Sofreh Kannah Sonnati e abbiamo trovato una bettolaccia frequentatissima dai locali. Abbiamo anchemangiato bene, malgrado una certa aggressivita’ dei camerieri. Alla fine ne e’ anche valsa la pena, per la facciona di un vecchietto che era tutta una macchietta (vedi foto).
Devastati dal caldo, ci siamo buttati in biblioteca dove c’era il Centro Informazione e l’internet point. Purtroppo la censura si era impossessata del nostro pc e non siamo riusciti ad aggiornare il blog. Usciti con la coda tra le gambe, ci siamo fermati nel portico colonnato fuori dalla biblioteca per fumarci una cicca all’ombra e meditare sul da farsi. Appena accesa la cicca, Checco se la e’ vista scippare dal portiere il quale gliela appoggiata con tanti sorrisi sulle scale adiacenti. Se non si puo’ fumare nella biblioteca, non si puo’ fumare neanche nel portico aperto adiacente. Logico.
Di tegna Checco se l’e’ fumata comunque al sole, quei due metri piu’ in la’, buttando il fumo dentro il portico. In cerca disperata di un caffe o di qualcosa di fresco, ci siamo buttati dentro un locale li’ al piano terra, dove ci aspettava un seminario sull’interessantissimo piano culturale e storico della sociologia e storia del …. boh.
Di nuovo, un gruppetto di organizzatori, spalleggiati dal portiere baby sitter che ormai si stava seguendo, ci hanno: visto-placcati-allontanati a braccetto – e prima che dicessimo qualsiasi cosa, ci hanno infilato nella mano destra in succhino di frutta e sulla sinistra la cannuccia. Vista la nostra faccia basita, ci hanno fatto segno dove infilare la cannuccia e ci hanno sosinto verso l’uscita con sorrisi e pacchette sulle spalle. Felici e contenti come due bimbi usciti dal loro mondo di balocchi, ci siamo diretti al parco per la ricreazione.
Appena poggiato il sederino sull’erba, sono arrivati in sequenza di 10 secondi l’uno, una dozzina di ragazzi, con il proprio accompagnatore, li’ a Esfahan per una gita turistica da Kashan. Wheeer are yu fom?… beautiful Esfahan… e due fiori in regalo
Dopo la solita mezzoretta di conversazione costruttiva, appena allontanatosi il gruppetto si sono avvicinati due vecchietti che senza dire nulla ci hanno regalato mezza anguria per il nostro personale pic-nic, gia’ tagliata in pezzettini.
L’asilo Esfahan ci sarebbe mancato per tutto il resto della vacanza.
La cena e’ stata asspaorata nel migliore dei ristoranti visti in Iran, in una terrazza tutta decorata con maioliche (dette da Titta anche magnolie) strapiena di turisti occidentali.
In fretta e furia siamo usciti e siamo scappati in piazza a trovare un taxi, in mezzo al traffico. Dopo un paio di litigi con i tassisti per il prezzo esorbitante (la contrattazione verteva sempre sulla differenza di circa 0,50 euro – ma e’ una questione di principio, siamo veneti!), ci siamo affidati al figlio segreto di sior Siumacher, come si capisce non tedesco ma arabo, che pensava che la sua cesso-mobil fosse una Frari testarossa. Arrivati in men che non si dica in hotel, dove abbiamo preso gli zaini mollando una mancia umiliante al facchino (il quale non ha mancato si sottolinearci il granchio che spuntava dalle tasche di Titta in quel momento), siamo scappati al terminal degli autobus.
L’autista ha per tutto il viaggio manifestato la sua contentezza (fomentata pure dal Checco!) chiaccherando di chi sa che cosa e pincipnando con il suo telefonino, che ogni tanto ci mostrava con video o foto con le sue immagini preferite.
Alla stazione, abbiamo incrociato un messicano che viaggiava casualmente da solo – ovvero seguendo il solo caso fortuito – con il quale siamo finalmente riusciti a fare una conversazione degna di questo nome. Il viaggio si e’ presentato orrbile esattamente come quello da Tabriz, malgrado il cuscinetto che lo stesso giorno ci siamo comprati. Che notte!!
NB Birre vinte: Checco 8 Titta 7
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anno del signore 1387 (Allah), 27 Amordad, Tabriz
Al risveglio il nostro primo pensiero era di trovare un presente per Nasser, e la sua bimba di due anni, a causa di una grave crisi di coscienza del Checco che solo la sera prima aveva fatto notare al nostro uomo a Tabriz, che il regalo se lo poteva far dare dall’agenzia Tira-pacchi. Dal cilindro usci’ la bandana blu di Titta, portata poi chi sa perche’.
Per la carenza di tempo (ah, e della sala colazioni) abbiamo desinato in strada con un blocco di cioccolato, pasta e calcestruzzo fresco. Raggiunto Nasser e gli altri 4 italiani in viaggio con avventure nel Mondo, abbiamo donato la preziosa bandana e siamo stati invitati ad andare nell’agenzia turisitica dove il solerte fratello ci aspettava.
Dopo aver attraversato mezza citta’ per le fondamentali dritte dei fratelli Nasser, siamo stati reindirizzati verso il nostro hotel dove, di la’ della strada, si poteva tranquillamente prenotare tutto quello che si voleva.
Ma la provvidenza (Allah Akba), ci ha fatto incontrare Ali’, diciasettenne, sveglio come un gatto che ha voluto a tutti i costi portarci in giro per la citta’:
- giro in cerca dei biglietti aerei Shiraz-Teheran e per l’autobus Tabriz-Esfahan
- cambio dollari, (in Iran li pagano al chilo: un dollaro tre chili di Rial)
- acquisto scheda iraniana con gelato offerto dal proprietario, che voleva a tutti i costi parlare in Farsi con noi
- asilo nido di lusso, con piscina e teatro, con ennesimo te e uva (non fermentata, malgrado i nostri tentativi di metterla al sole)
- parco cittadino, con giochi ginnici
- moschea blu, chiusa
Alla fine del tour siamo andati alla stazione dell’autobus, per un kebab, ‘che ne sentivamo la mancanza. Nel frattempo si era accodato il figlio del gestore dell’asilo. Titta ha poi sperimentato il famoso kebab di montone, fetido quasi come l’alito di Franchino in Fantozzi (ben riprodotto anche da Paguo – vedi post precedente).
Lasciato finalmente Ali’ con 60.000 Rial (= euro 5) (ci aveva anche invitato a casa sua, con la sua solita generosita’!!) e fatta passare la consapevolezza di aver sfruttato indebitamente il lavoro minorile, abbiamo affrontato il viaggio in pullman: 14 ore su un bel Volvo. bello….!?
il viaggio offriva:
- pacchetto sorpresa con biscotti, merendina, bicchiere per l’acqua
- succhino di frutta
- bambino urlante con padre bastardo
- appassionante film indiano tra il paradossale e il tragico, comunque orribile
- sedili altamente spigolosi e scomodi
Il panorama era mozzafiato, tra colori rosa, verde e beh, sabbia di deserto (lapalisse). Per cena ci siamo fermati in un caravanserraglio, che assomigliava tanto ad una mensa aziendale, dove i due cassieri
hanno preteso che ci sedessimo vicino a loro, in modo da tenerci d’occhio, visto il nostro vagare casuale per i tavoli. La cosa piu’ difficile, infatti, era capire quando e come pagare. Il tutto con la ormai consueta gentilezza iraniana.
Risaliti sul mezzo, dopo aver ciaccolato con alcuni nostri compagni viaggio (in Persia e’ facilissimo fare delle conversazioni piacevoli con le persone, sebbene non si riesca mai a capire di che cosa si stia
parlando! – e tutto senza alcool!!!- meraviglioso paese) mentre si discuteva del piu’ e del meno, quel bastardo del padre del marmocchio urlante, ha scippato, con un totale disinteresse per quella creatura, i
due sedili di fronte, dove Checco aveva gia’ sognato di appoggiare chiappe e testa – non si sa in che ordine.
Il primo sintomo della “sindrome di Bush”, si e’ appalesato con sogni mistici sulla Condoleeza, in quei 5 minuti di sonno che il pullman ci ha regalato.
…CONTINUA…