Archiviato in: Azerbaijan, Diario di viaggio | Tag: Baku, Mc Donald's, pub, relax, tea house
anno di Allah 1387, 8 Shahrivar, Baku
Appagati dal lungo e utile giretto offerto dalla ‘Kemal Tour Agency’ e non essendo ancora riusciti a vedere Baku, la giornata (iniziata alle 11.30) era orientata a vagare cusualmente per la citta’ dando un’occhiata ogni tanto alla guida.
L’ Hotel era decisamente pressapochista di categoria uguale a quello di Theran ‘voria-ma-no-g’ho-voia: doccie con porte scorrevoli scardinate e muffa nera (sara’ il petrolio….), telecomandi senza batterie, acqua dei condizionatori piu’ pericolosa della cera che dava la signora Pina moglie di Fantozzi, addetto alla reception che giocava con il pc e addetta che rispondeva un po’ acida ai quesiti dei clienti mentre telefonava con il suo amante.
Col tempo ci rendemmo conto che rispecchiava la citta’.
La colazione era emblematica: dopo circa 12 viaggi (contati!!!) della pseudo-cameriera per portare vivande e posate (1 alla volta per ognuno di noi) ci siamo resi conto che dietro lo sguardo serio e quasi incazzato c’era comunque la volonta’ di farci contenti. Titta ha usato una tattica che ha quasi sempre funzionato: chiedeva A (risposta no) per poi far apparire B dalla cameriera…che comunque era sempra qualcosa.
Giretto per la citta’, internet cafe’, pranzo tardi al Mc Donald’s (in Arzerbaijan non esiste il concetto in voga in Iran di ‘Grande Satana americano’) , per concludere il pomeriggio in una Tea-house molto rilassante ma un po’ equivoca…
La sera ristorante islamico , niente birra, e menu con 2 delle 30 portate riportate (siamo felicemente tornati con la testa all’Iran).
Resici conto che alla fine tutti i locali consigliati dalle ragazze del posto erano solo Pub per occidentali, gustata una birra e un wisketto (il primo superalcolico dopo 20 giorni) siamo riusciti a fare le ore piccole nonostante il programma del giorno dopo che prevedeva la citta’ piu inquinata del mondo e un po’ di mare nel nord della penisola di Alberon.
Notte
PS certe volte l’alcool puo’ costare proprio caro!!!
Archiviato in: Diario di viaggio, Iran | Tag: relax, tempio del fuoco, torri del vento, unesco, Yazd, zoroastro
Anno di Allah, 3 Shahrivar, Yazd
La mattinata e’ partita subito bene, con un bel risveglio su letti duri, ma piacevoli, una giornata splendida e ancora fresca dentro le mura del cortiletto, e una colazione abbondante con frutta, marmellata, uova, succhi, datteri e caffe…. caffe…. caffe… ma quando caspita ci porta il nostro caffe?!? Dopo aver atteso i 5 minuti yazduiani (che sono circa una mezzoretta comune), attraverso la moschea principale, decorata con molto gusto a maioliche e con i due minareti piu’ alti dell’Iran (si narra), ci siamo addentrati nel labirinto del centro storico fatto di muri di fango e paglia che nascondevano i cortili e le case. Casualmente (che strano….) siamo arrivati nei pochi luoghi di interesse segnalati: la presunta prigione di Alessandro Magno, la presunta tomba del XII Imam e un alberghetto protetto dall’Unesco, e tanti altri piccoli angoli e locali.
Yazd offre soprattutto una gran pace e tranquillita’, l’entrata nel deserto e una selva di torri del vento (precursori dei condizionatori d’aria) sui tanti tetti del centro storico. E’ mirabile anche la piazza principale col suo palazzo del museo dell’acqua.
Nel pomeriggio, visto che tutto era chiuso fino alle 18.00 (la tranquillita’ non vale solo per i turisti), siamo andati al Tempio del Fuoco, dove la sacra fiamma zoroastraina arde ancora dietro ad una teca di vetro che protegge il fuoco (mantenuto a legna) dai tentativi di fotografarlo.
Dopo le 18.00, un iraniano ci ha dato un passaggio fino in centro, dove siamo andati a fare un po’ di shopping al bazar. Tra sete e ricami, abbiamo speso una fortuna (iraniana) e conosciuto tre romani arrivati in moto dalla Turchia.
Cena tra manipoli sparpagliati di francesi e sonno rilassante. Purtroppo il volo era stato gia’ prenotato da Esfahan per il giorno dopo, altrimenti saremmo rimasti ancora magari per fare un giretto in cammello nel deserto. Il motivo di tanta fretta, erano i tanti dubbi sul viaggio per l’Azerbaigian, di cui non avevamo informazioni abbastanza attendibili.
notte