Archiviato in: Diario di viaggio, Iran | Tag: Ali', asilo, caravanserraglio, Rial, Tabriz, viaggio Tabriz-Esfahan
anno del signore 1387 (Allah), 27 Amordad, Tabriz
Al risveglio il nostro primo pensiero era di trovare un presente per Nasser, e la sua bimba di due anni, a causa di una grave crisi di coscienza del Checco che solo la sera prima aveva fatto notare al nostro uomo a Tabriz, che il regalo se lo poteva far dare dall’agenzia Tira-pacchi. Dal cilindro usci’ la bandana blu di Titta, portata poi chi sa perche’.
Per la carenza di tempo (ah, e della sala colazioni) abbiamo desinato in strada con un blocco di cioccolato, pasta e calcestruzzo fresco. Raggiunto Nasser e gli altri 4 italiani in viaggio con avventure nel Mondo, abbiamo donato la preziosa bandana e siamo stati invitati ad andare nell’agenzia turisitica dove il solerte fratello ci aspettava.
Dopo aver attraversato mezza citta’ per le fondamentali dritte dei fratelli Nasser, siamo stati reindirizzati verso il nostro hotel dove, di la’ della strada, si poteva tranquillamente prenotare tutto quello che si voleva.
Ma la provvidenza (Allah Akba), ci ha fatto incontrare Ali’, diciasettenne, sveglio come un gatto che ha voluto a tutti i costi portarci in giro per la citta’:
- giro in cerca dei biglietti aerei Shiraz-Teheran e per l’autobus Tabriz-Esfahan
- cambio dollari, (in Iran li pagano al chilo: un dollaro tre chili di Rial)
- acquisto scheda iraniana con gelato offerto dal proprietario, che voleva a tutti i costi parlare in Farsi con noi
- asilo nido di lusso, con piscina e teatro, con ennesimo te e uva (non fermentata, malgrado i nostri tentativi di metterla al sole)
- parco cittadino, con giochi ginnici
- moschea blu, chiusa
Alla fine del tour siamo andati alla stazione dell’autobus, per un kebab, ‘che ne sentivamo la mancanza. Nel frattempo si era accodato il figlio del gestore dell’asilo. Titta ha poi sperimentato il famoso kebab di montone, fetido quasi come l’alito di Franchino in Fantozzi (ben riprodotto anche da Paguo – vedi post precedente).
Lasciato finalmente Ali’ con 60.000 Rial (= euro 5) (ci aveva anche invitato a casa sua, con la sua solita generosita’!!) e fatta passare la consapevolezza di aver sfruttato indebitamente il lavoro minorile, abbiamo affrontato il viaggio in pullman: 14 ore su un bel Volvo. bello….!?
il viaggio offriva:
- pacchetto sorpresa con biscotti, merendina, bicchiere per l’acqua
- succhino di frutta
- bambino urlante con padre bastardo
- appassionante film indiano tra il paradossale e il tragico, comunque orribile
- sedili altamente spigolosi e scomodi
Il panorama era mozzafiato, tra colori rosa, verde e beh, sabbia di deserto (lapalisse). Per cena ci siamo fermati in un caravanserraglio, che assomigliava tanto ad una mensa aziendale, dove i due cassieri
hanno preteso che ci sedessimo vicino a loro, in modo da tenerci d’occhio, visto il nostro vagare casuale per i tavoli. La cosa piu’ difficile, infatti, era capire quando e come pagare. Il tutto con la ormai consueta gentilezza iraniana.
Risaliti sul mezzo, dopo aver ciaccolato con alcuni nostri compagni viaggio (in Persia e’ facilissimo fare delle conversazioni piacevoli con le persone, sebbene non si riesca mai a capire di che cosa si stia
parlando! – e tutto senza alcool!!!- meraviglioso paese) mentre si discuteva del piu’ e del meno, quel bastardo del padre del marmocchio urlante, ha scippato, con un totale disinteresse per quella creatura, i
due sedili di fronte, dove Checco aveva gia’ sognato di appoggiare chiappe e testa – non si sa in che ordine.
Il primo sintomo della “sindrome di Bush”, si e’ appalesato con sogni mistici sulla Condoleeza, in quei 5 minuti di sonno che il pullman ci ha regalato.
…CONTINUA…
Archiviato in: Armenia, Diario di viaggio, Iran | Tag: confine, hotel Sina, Meghri, Nasser, Norduz, Rial, russi, Tabriz
anno 1387, 26 Amordad, Meghri/Norduz
mentre i russi facevano divertire i georgiani con gli schioppi, e dannare i turisti in fuga dalle atrocita’ dela guerra (mah!), i nostri eroi partivano in direzione Iran con il mezzo di Paguo, autista dela societa’ di Garik, noto tassista di Kapan. Grazie alle dritte di Aram, il Paguo er famoso in tutta la valle, soprattutto quella delle Disgrazie, per la sua destrezza nei sorpassi in tripla fila. Ma non era la sua unica peculiarita’: Malgrado il fetido alito di montone e un’aspetto sbarazzino in stile transandato, pretendeva che chiunque salisse sul suo taxi fosse perfettamente in ordine coi capelli. Per Titta non era un grave probelma, ma non immaginate l’imbarazzo per la pettinatura (effetto elettroshock) di Checco.
Cosi’ tra un sorpasso e l’altro a 120 km in curva con una finta Fiat 128, ha offerto persino la sua spazzola personale a Checco! Il cafone ha inspiegabilmente rifiutato.
Arrivati al confine in una moderna cittadina di rifiuti e tre baracche (3, sul serio), costeggiando il filo spinato lungo il fiume Aras , confine naturale tra i due paesi, abbiamo salutato con mancia il buon Paguo.
Entrati in frontiera abbiamo passato nella totale indifferenza gli agenti Armeni e ci siamo preparati a quello iraniano. Fessi!
Come tutti possono logicamente pensare tra l’Iran e l’Armenia c’e’ la Russia. Ah, ah, ristudiate la geografia!
Cosi’ tra i 30 secondi del confine armeno e i 30 minuti di quello successivo persiano, abbiamo passato tre ore al confine russo (Scotty, beam me up!). Tutta colpa dell’umidita’ sul passaporto di Checco, e la mancanza del timbro di entrata in Armenia del 2006 (si, si del 2006!).
Per ammazzare il tempo ed evitare di fare la fine dei georgiani, con estrema pazzienza abbiamo atteso tra un scopetta e l’altra che i russi capissero che giro avevamo fatto 2 anni prima. Dopo i circa 10 passaggi nei vari uffici (e aver contattato i Ris di Parma) sono arrivati alla conclusione che non eravamo delle spie. Merito anche di un soldato russo molto piu’ compensivo degli altri e che parlava un buon inglese. Il passaggio che ha risolto le nostre ferie e’ stato il colpo di teatro di Checco, che per spiegare le regole della scopa, ha svelato ad alta voce le sue carte facendoli ridere tutti.
Dopo il confine iraniano (che gia’ mostrava lo spirito amichevole persiano), abbiamo trovato un cambia valute e abbiamo preso due chili di Rial (tagliato fine). Il taglio piu’ grande (50.000 Rial) vale circa euro 4.
Scampati alla prima truffa del cambia valute che ci offriva il suo amico a 300.000 Rial fino a Tabriz, siamo partiti insieme al sosia di Bazuka (chiedere a Toni e Perrish) e ad un soldato, Araz, a cui abbiamo dato un passaggio.
Forti della sua presenza abbiamo fatto foto a manetta. Sosta per la prima cena persiana, assiem ai due, e via verso Tabriz, dove abbiamo scoperto che non esisteva alcuna prenotazione all’hotel Sina. Grazie all’intervento di Nasser (guida locale che parla italiano), abbiamo smesso di litigare con l’albergatore e abbiamo trovato un nuovo hotel (guesthouse, molto rancida) a costo zero. Pagava Nasser e se li faceva ridare dai mentecatti dell’agenzia che si erano dimenticati di spedire il fax.
Abbiamo provato, un po’ emozionati il Kebab persiano e ci siamo buttati subito sul materasso di legno per dormire.