persiperlapersia


Una ordinaria giornata di follia a Tehran

anno di Allah 1387, 4 Sharhivar Tehran

Malgrado l’impatto iniziale con la citta’ non avevamo perso le speranze di poterla visitare, ovviamente dopo avere chiarito i tempi di partenza per l’Arzerbaijan. Ringraziando il fatto che a Tehran le categorie dei negozzi sono divisi per zone, siamo andati in quella dove s trovano la maggior parte delle agenzie turistiche.

Ottimisti! passate in rassegna circa una decina i risultati sono stati:
- chi prenotava aerei non prenotava treni
- gli aerei non erano liberi fino al 4 settembre (per qualcuna il 12)
- chi prenotava aerei non prenotava bus
- il computer non rispondeva
- mancava l’addetta alla prenotazione
- offerti pacchetti onnicomprensivi

Ma la guida ci dava un’ultima speranza l’agenzia di una compagnia di Bus dove prenotare la fuga, senza andare al terminal.

Passando per quello che Dante avrebbe adottato come il canto numero zero dell’ inferno, tra auto, clacson, rischi di essere investiti e semafori messi li’ per bellezza abbiamo raggiunto l’agenzia: era quella giusta si! ma loro non prenotavano nulla!!! Bisognava andare a prenotare al terminal ovest degli autobus.

Stop necessario in un fastfood e siamo ripartiti. Il bacillo della sindrome di Bush stava riemergendo… Con abnegazione abbiamo preso l’autobus per il terminal e tra i lamenti di un Afgano siamo arrivati ad un piazzale di qualche chilometro quadrato per poi raggiungere le biglietterie.  Felici di poter partire alle 8.00 del giorno dopo ci siamo rimmessi nel traffico peggiore che abbiamo mai conosciuto. Sara’ stato il caldo, il rumore o l’aria soffocante, chissa’, ma Checco ha iniziato a dare seri segni di non sopportazione.

Tornati in centro ci siamo rituffati in un caffe che era praticamente ermetico al frastuon. Li’ abbiamo concluso che la vera ragione di tanti problemi dell’Iran e’ dovuta alla sua capitale che obnubila le menti dei suoi cittadini. Noi, dopo solo 2 giorni, iniziavamo a dare preoccupanti segni di instabilita’ nervosa, immaginate una mente media che ci vive dalla nascita!!

Ci rimaneva il nord e un parco, giusto per riprendere fiato, ma il fato quel giorno era inclemete: ha iniziato a piovere…. Coriacei e armati di k-way siamo partiti lo stesso in metro fino al capolinea  e abbiamo raggiunto Varak Square con un passaggio in savari (furgoncino a circa 10 posti).

Li’ i costumi, a sentir la guida, dovevano essere rilassati, sara’, ma la polizia della morale vigilava e le ragazze un po’ piu libertine,  cambiavano strada per evitarla… Qualcuna, poco accorta, era gia’ finita nella camionetta. Il regime era presente anche al nord di Theran.

Passati in internet caffe ci siamo avviati alla ricerca di un taxi per andare a cena, e abbiamo trovato ‘nonciricordiamoilnome’ che appariva serioso e un po’ stressato.

Vista l’eta’ giovane Checco si e’ lanciato nella sua solita conversazione impossibile usando la parola magica ‘Secret Party’ (i party segreti con alcool, donne e chi piu’ ne ha piu’ ne metta che i giovani organizzano furtivamente nel week end iraniano; ricordatevi che venerdi=domenica).

Da quel momento si e’ traformato e tra musica tecno assordante urla e risate senza aver capito nulla e’ partito sfrecciando tra le strade trafficatissime di Tehran con 3-4 ‘ lisci’ impressionanti (2 macchine, un cassonetto e una macchina della Polizia) che alla fine del viaggio di 30 minuti verso il suo migliore ristorante (dopo che il nostro lo avevamo escluso perche’ era lo stesso della sera prima) Checco, seduto davanti, era indeciso se pagare il biglietto per le montagne russe di  Gardaland o dargli una criccata… La nostra conclusione fu che aveva sicuramente assunto qualche sostanza non convezionale…

Degno di nota l’invito al secret party del giovedi, ma anche se era l’obiettivo principe della vacanza non valeva 3 giorni di Tehran. Peccato c’eravamo andati vicini!!

Congedato ‘nonciricordiamoilnome’ che voleva anche cenare a sbaffo, con il 60% della sua somma richiesta abbiamo cenato nel fast food elegante da lui scelto (fatale per Titta il kebab…) e siamo ritornati in albergo con il nonno di Heidi che ha compensato il viaggio giostra precedente.

Notte



In picchiata su Tehran
Agosto 31, 2008, 8:57 am
Archiviato in: Diario di viaggio, Iran | Tag: , , , ,

anno di Allah 1387, 3 Shahrivar, Yazd-Tehran

La mattina, dopo aver cambiato qualche milione di Rial siamo saliti su un taxi direzione aereoporto di Yazd tra tentativi di Titta di fotografare le famigliae in moto e discussioni ‘nonsense’ di Checco con il tassista.

L’aereoporto era meglio di quello che pensavamo, con dei controlli blandi, una struttra nuova e affianco alle rest room le sale per la preghiera rigorosamente divise tra uomini e donne.

Dopo ripetuti viaggi in autobus prendere un volo tra il jetset iraniano ci ha fatto sentire un po’ meno viaggiatori e un po’ piu’ VIP (sensazione durata solo fino all’arrivo nella capitale).

Sorvolato il deserto a nord dell’Iran siamo atterrati a Tehran anticipata da nugoli di case della periferia.

Appena usciti dagli arrivi siamo stati catturati da un tassista estremamente zelante che dopo una contrattazione a senso unico (il nostro) ci ha portato in centro tra continui: ‘no problem, don’t worry, my friends, I can help you!!!’.

Il napoletano/iraniano al fine pero’ si e’ rivelato utile in quanto gli hotel da noi scelti preventivamente erano tutti pieni. Dopo l’ennesimo tentativo gli abbiamo concesso di portarci nell’albergo che da circa 30 minuti nominava; l’hotel Dorma si presentava come un tentativo kitsch di eleganza e si e’ beccato in 10 minuti da Titta  il soprannome ‘voria-ma-no-g’ho-voja’, a causa della totale mancanza di manutenzione dalle luci ai passamano, dai letti al televisore.

Uno dei motivi per cui eravamo a Tehran era la visita alla roccaforte integralista di Qom, zainetto in spalla ci siamo avventurati nel traffico (provare per credere!!) verso l’agenzia consigliata dalla guida.

Che errore!!! Ad accoglierci c’era una piccola banda di mentecatti sulla quale primeggiava una sfinge celebrolesa. Dopo un’ora di discussione, 50 minuti per Checco che ha abbandonato il campo prima (nonostante l’enorme e comprovata esperienza in conversazioni inutili e far(l)so-inglese) Titta si e’ sobbarcato l’onere di sopportarla e concludere che Qom rimaneva inaccessibile esattamente come l’ossigeno del cervello della sfinge.

Dopo aver vagato per la citta’ (Komeini square e altre strade eccessivamente caotiche) siamo passati in un internet caffe, abbiamo cenato e siamo lentamente rientrati all’hotel nonostante la guida non proprio precisa del Titta.

notte