persiperlapersia


Persi per persi, andiamo a consolarci….
Agosto 31, 2008, 8:22 am
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Anno di Allah, 3 Shahrivar, Yazd

La mattinata e’ partita subito bene, con un bel risveglio su letti duri, ma piacevoli, una giornata splendida e ancora fresca dentro le mura del cortiletto, e una colazione abbondante con frutta, marmellata, uova, succhi, datteri e caffe…. caffe…. caffe… ma quando caspita ci porta il nostro caffe?!? Dopo aver atteso i 5 minuti yazduiani (che sono circa una mezzoretta comune), attraverso la moschea principale, decorata con molto gusto a maioliche e con i due minareti piu’ alti dell’Iran (si narra),  ci siamo addentrati nel labirinto del centro storico fatto di muri di fango e paglia che nascondevano i cortili e le case. Casualmente (che strano….) siamo arrivati nei pochi luoghi di interesse segnalati: la presunta prigione di Alessandro Magno, la presunta tomba del XII Imam e un alberghetto protetto dall’Unesco, e tanti altri piccoli angoli e locali.

Yazd offre soprattutto una gran pace e tranquillita’, l’entrata nel deserto e una selva di torri del vento (precursori dei condizionatori d’aria) sui tanti tetti del centro storico. E’ mirabile anche la piazza principale col suo palazzo del museo dell’acqua.

Nel pomeriggio, visto che tutto era chiuso fino alle 18.00 (la tranquillita’ non vale solo per i turisti), siamo andati al Tempio del Fuoco, dove la sacra fiamma zoroastraina arde ancora dietro ad una teca di vetro che protegge il fuoco (mantenuto a legna) dai tentativi di fotografarlo.

Dopo le 18.00, un iraniano ci ha dato un passaggio fino in centro, dove siamo andati a fare un po’ di shopping al bazar. Tra sete e ricami, abbiamo speso una fortuna (iraniana) e conosciuto tre romani arrivati in moto dalla Turchia.

Cena tra manipoli sparpagliati di francesi e sonno rilassante. Purtroppo il volo era stato gia’ prenotato da Esfahan per il giorno dopo, altrimenti saremmo rimasti ancora magari per fare un giretto in cammello nel deserto. Il motivo di tanta fretta, erano i tanti dubbi sul viaggio per l’Azerbaigian, di cui non avevamo informazioni abbastanza attendibili.

notte



Ramadam?
Agosto 31, 2008, 7:55 am
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anno di Allah 1387, 2 Shahrivar, Shiraz-Yazd

Dopo una mattinata assolutamente inutile, in cerca di un bazar chiuso (non lo sapete che venerdi’ e’ festa di Allah?) e di sconfiggere la censura iraniana nell’internet point, ci siamo accorti alle 13.45 che in un quarto d’ora sarebbe partita la nostra corriera.

Corsa a prendere le borse. Balzo in taxi. Lancio dei soldi (per la precisione, abbiamo pagato 2000 Toman, con la sorpresa del taxista che ne voleva solo 1000). Ritiro biglietti. Balzo sul pulman in partenza. Avevamo una tale voglia di rimanere a Shiraz…..

Il viaggio e’ stato solitamente noioso, se non per il paesaggio desertico, interrotto ogni tanto da montagne brulle (la catena dei monti Zagros), e paesetti di sabbia e mattoni. Per tutto il viaggio, Checco si e’ perso nel suo ennesimo tentativo di raggiungere il Pulizer, scontrandosi coi vetri polarizzati (unici in tutto l’Iran!) accanto al nostro posto.

Superata la prima parte desertica, abbiamo attraversato i due passi che dividono l’ovest dal deserto di sabbia. All’interno della catena montuosa, brulla e sontuosa, c’era la cittadina di Taft, che a parte per il traffico, assomigliava piu’ ad una citta’ araba, colle sue case color sabbia.

All’imbrunire siamo entrati a Yazd, al confine col deserto.

Appena scesi, siamo stati rapiti da un taxi e siamo arrivati in pieno centro storico. Il tassista si e’ fermato in uno spiazzo completamente raso al suolo, dietro la moschea principale della citta’. In un angolo sotto un lampione a luce senape, una scritta rosso ocra un po’ sbiadita ci prometteva il Silk Road Hotel. Non prometteva tanto meglio di Shiraz…

Scesi dalle scale siamo arrivati in un cortile interno, con un giardino orientale al centro e tanti baldacchini, coperti da tappetti e cuscini. Pace.

Doccia nella stanza, ancora piu’ pittoresca del cortile, e finalmente ci siamo distesi sui baldacchini a mangiare e a berci una birra gelata!

birra al gusto di fragola per Checco e di Melograno per Titta. Birra?

Notte